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La Maddalena. Se nella PSSA in Australia, sono quasi vent’anni che è stato imposto il pilotaggio obbligatorio, perché altrettanto non si può fare nelle Bocche di Bonifacio?

(di Claudio Ronchi) – È dal 2011 che le Bocche di Bonifacio sono state dichiarate Aree di Mare di Particolare Sensibilità (PSSA) e l’IMO (Organizzazione Internazionale Marittima) ha prescritto che ci siano rotte tracciate e controlli radar (cosa che si fa da parte delle autorità italiane e francesi). Ha poi raccomandato – ma solo raccomandato – il pilotaggio, ossia l’ausilio durante l’attraversamento di piloti esperti.

Dopo il recente incidente del cargo Rhodanus, battente bandiera di Antigua e Barbuda, che s’è incagliato a Bonifacio, zona Cala Lunga, in Corsica (FRA), ripartono dibattiti e appelli per la salvaguardia delle Bocche di Bonifacio.

Le domande sono: I governi italiano e francese sono consapevoli della necessità che debba essere prescritto il pilotaggio obbligatorio? Cosa stanno facendo per realizzare ciò? Vengono fortemente e opportunamente sollecitati dalla Regione Sardegna e della Regione Corsa? E dai comuni dirimpettai di La Maddalena, Palau, Santa Teresa Gallura, Bonifacio e Porto Vecchio? Vengono fortemente, opportunamente e costantemente sollecitati dalle autorità del Parco Nazionale di La Maddalena e di quello della Corsica?

Forse è opportuno prendere esempio da quanto deciso dal governo australiano per difendere la PSSA, della grande barriera corallina per la quale l’IMO aveva ugualmente e solo “raccomandato” il pilotaggio. Al fine di evitare possibili incidenti, dalle conseguenze catastrofiche, il governo australiano ha imposto il pilotaggio obbligatorio nonostante le proteste di alcuni Stati (come gli Usa) oltre che delle compagnie di navigazione e degli operatori del settore. Il governo australiano ha motivato essere quella una misura necessaria per la tutela dell’ambiente dei possibili rischi e che tale misura non lede la libertà di transito ma ne regola le modalità. Oltretutto l’obbligo riguarda non tutte le navi in transito ma quelle di un certo tonnellaggio e che trasportino materiali pericolosi. Del resto è dovere dello Stato che s’affaccia sullo stretto o comunque su una zona pregiata di proteggerla. L’obbligo di pilota nasce tuttavia solo per le navi che sono dirette nei porti australiani e nel caso in cui non s’avvalgano del pilotaggio obbligatorio vengono sanzionate in porto di arrivo.  È incontestabile che rientri nelle competenze di ciascuno Stato richiedere che chi arriva nelle proprie acque territoriali rispettivi determinati condizioni, che ovviamente non sono arbitrarie ma ampiamente giustificabili.

Considerato che la maggior parte del traffico delle Bocche di Bonifacio riguarda navi destinate a porti italiani e a porti francesi un accordo tra Italia e Francia, opportunamente normato, potrebbe mettere in condizione le rispettive autorità, anche con provvedimenti incrociati, di applicare queste sanzioni, diminuendo notevolmente i rischi.  Certo, ci vogliono forti volontà politiche, intesa forti tra i due Stati e una considerevole pressione dell’opinione pubblica.

Senza aspettare la prossima ondata emotiva … (e speriamo che lo stellone ci assista sempre).

Pubblicato da il 15 Ottobre 2019. Archiviato in Attualità,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.