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La Maddalena. Sequestro di nasse: fenomeni isolati o punta di iceberg?

(di Claudio Ronchi) – C’è chi ritiene che si tratti di casi isolati, tutto sommato fisiologici, “venuti a galla” grazie ai controlli effettuati, e c’è chi, al contrario, è dell’opinione che non sia che la punta di un iceberg; due casi scoperti in mezzo ad altri che verrebbero perpetrati, in barba alle leggi e regolamenti. Probabilmente non è così. Fatto sta che nel giro di pochi giorni, nelle acque del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, sono state scoperte, e può apparire singolare, dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale Regionale, 80 nasse nelle limpidissime acque dell’isolotto di Mortorio, zona di massima tutela integrale, e 150 nasse nella baia di Villamarina, nell’isola di Santo Stefano. Come ha spiegato il comandante della base di Palau, Gian Nicola Zuccarelli, nella nota diffusa nei giorni scorsi, le nasse “venivano usate per la pesca abusiva di aragoste, polpi, granchi e altre specie di pesci ed erano state posizionate in una zona riservata solamente alla pesca autorizzata a pescatori professionisti e residenti della Maddalena”. La pesca non autorizzata nell’area del Parco è un “illecito penale”, ricorda la Forestale. Ma c’è anche da ricordare che sono previste sanzioni amministrative, anche pesanti, in caso di inosservanza di leggi e regolamenti regionali e ordinanze del Parco stesso. A vigilare sulla loro osservanza, oltre alla Forestale, ci sono la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza.

Pubblicato da il 15 Luglio 2020. Archiviato in Attualità,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.