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L’opinione: Le secche a La Maddalena le abbiamo già prese, facciamo di tutto per far rigalleggiare la nave

Santo Stefano zona militare wVivere nella nostalgia significa vivere con “la testa rivolta all’indietro”, una posizione innaturale perché l’uomo è tale perché progetta: cioè si proietta nel futuro. Per questo non condivido chi continua a guardare alla nostra Isola con nostalgia, penso che bisogni capire a fondo il passato, riviverlo e ricordarlo con serenità, attingere a piene mani da esso in ciò che può servire per cambiare il presente e preparare un futuro di rinascita. Sui giornali fioriscono metafore sulla vicenda “Concordia”: la progettazione, la tecnologia, la catena di comando non efficiente, la manovra azzardata, la falla, l’affondamento, il recupero, il sistema di competenze che la ha rimessa in assetto, l’orgoglio e l’amore di una nazione che vince una scommessa rischiosa e apparentemente irrealizzabile puntando proprio sulle proprie conoscenze, capacità e abilità riparando così all’imperizia che aveva causato quel disastro appannandone l’immagine. Non voglio dare forma a queste metafore, ognuno può far da sé, e applicarle a suo piacimento. Puntare su un’impresa che tutti pensano impossibile stuzzica quella voglia che molti di noi hanno di far raddrizzare questa nostra comunità, rimetterla a galla, farla navigare seppur imbragata, verso un futuro nuovo: ripartire. Da dove? Penso, per esempio, che si possa ripartire proprio dalle navi da crociera. Ne ho già scritto ma mi sembra utile ribadire che se dette navi entrano ad Olbia, a Porto Torres, a Cagliari potrebbero fermarsi anche qui e trovare nella rada di S. Stefano adeguato ormeggio e riparo. Dobbiamo chiederlo (richiederlo) con forza a chi di competenza perché si assuma le proprie responsabilità di fronte a questa comunità, inviare una lettera non basta e dire che manca “sicurezza” è impreciso: entravano, in rotta di sicurezza, sommergibili nucleari, incrociatori, le nostre portaerei, navi e flotte di ogni nazionalità e non può entrare con altrettanta sicurezza una nave da crociera? È possibile che la tragedia della “Concordia” e il relativo sciagurato provvedimento dell’allora ministro dell’Ambiente debba penalizzare solo Noi? Enormi navi te le trovi a due passi da Piazza S. Marco che certamente non è un ambiente meno fragile del nostro ecosistema, e qui? Qui nulla, ancora nulla anche su questo fronte! Come sempre soffriamo di una certa debolezza; non sono per “la teorizzazione del complotto contro di noi”, dobbiamo smetterla di pensarci solamente vittime di altri, (con la buona pace di chi non vuol vedere) siamo, in parte, Noi la causa dei nostri “guai”. Una nave del genere non avrebbe necessità di grandi infrastrutture, basterebbe ripristinare qualche boa di quelle che c’erano prima; essa produrrebbe un beneficio immenso alla nostra economia, purtroppo ormai principalmente basata sulle pensioni e sui pochi stipendi sicuri, attivando un circuito che se ben pensato e attuato, sarebbe veramente un toccasana. Almeno duemila persone da portare in giro: per le isole, per il paese, nei musei (sempreché ne rimangano aperti). Ci lavorerebbero barche, pullman, trenini, negozi e ristoranti. Non è certamente una cosa da poco, per questo dobbiamo darci da fare, chiedere, puntare i piedi, muovere i circuiti giusti, aguzzare l’ingegno all’arte delle alleanze e del compromesso, fare azioni ferme e concrete: non si può attendere oltre. Non dobbiamo trascurare nulla neanche l’altro fronte, quello ex arsenale/ex ospedale, quello delle bonifiche: abbiamo le potenzialità non facciamo ulteriori “inchini” le secche le abbiamo già prese, facciamo di tutto per far rigalleggiare “la nave”.

F. Pio Palazzolo

Pubblicato da il 11 Settembre 2014. Archiviato in Attualità,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.