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Il maddalenino più celebre/2: Garibaldi … Battistina e Anit(ina)

(di Claudio Ronchi) – Nel 1855 Garibaldi passò da Nizza, città dove era nato, e lì fece la conoscenza di Battistina Ravello. Lui aveva 48 anni, lei 26. Se la portò a Caprera perché aveva bisogno di una bambinaia e di una ragazza di fatica. Battistina non era particolarmente bella ma di solidi fianchi e di sodi seni; e tra un’occupazione e l’altra, ebbero modo, lui di godere della sua giovanile vitalità; lei del suo fascino di uomo maturo, fisicamente niente male. Come ogni relazione che si rispetti ne arrivò ben presto il frutto, non desiderato, quantomeno da lui. Il 5 maggio del 1859 Battistina gli mise al mondo una bimba, che all’anagrafe del Comune di Maddalena fu registrata come, Anna Maria Imeni, ma che Garibaldi chiamò Anita, come la giovane donna che conobbe in Sudamerica e che amò profondamente e per sempre. Battistina, sebbene analfabeta, non dovette essere la sempliciotta che giudizi e insinuazioni, probabilmente interessate, hanno dipinta. Non poteva di certo reggere il confronto né con Anita, la leggendaria brasiliana, né con la colta e raffinata, Speranza Von Schwartz, che nello stesso periodo frequentava Caprera e il letto di Garibaldi né con altre fidanzate più o meno avvenenti dell’Eroe, e nemmeno con Francesca Armosino, arrivata tempo dopo, e che attraverso la figlia Clelia descrisse la vita di Caprera e delle persone che la frequentavano. In effetti pare che in Garibaldi, dopo la nascita della bimba, stesse aumentando l’affetto per la giovane compaesana da lui portata a vivere a Caprera e che stesse addirittura pensando di sposarla, anche per dare un po’ di stabilità alla sua vita e a quella dei suoi figli. Non si sa come e perché, se in seguito a quali fatti veri o presunti, a quali voci o accuse, alla base dei quali è lecito pensare potessero esserci passioni e gelosie al femminile, sta di fatto che Battistina Ravello fu ben presto invitata, e con una certa decisione, a prepararsi i bagagli ed imbarcarsi, con la figlioletta, per il Continente. La piccola Anita non visse dunque che per pochi mesi a Caprera e forse non ricordò mai se padre la prese sulle proprie ginocchia… Padre che, quando la piccola aveva 8 anni, per interessamento di Speranza Von Schwartz, inviò perché avesse un’istruzione, in un collegio svizzero. Battistina Ravello da Caprera era tornata a Nizza e lì fece mestieri umili per campare. Morì a 76 anni. Anita, la figlia, poté tornare finalmente a Caprera quand’era adolescente, dove conobbe padre e fratelli, ma qui visse per assai poco tempo. Vi morì infatti all’età di 16 anni, di meningite, nel 1875. Un triste destino aveva stabilito che a Caprera, Anita, dovesse trascorrere solo un periodo molto breve della sua vita ma le riservò di trascorrervi tutta l’eternità.

Pubblicato da il 21 Marzo 2020. Archiviato in Cultura,Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.