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Palau. La preghiera del Papa: “Signore, non lasciarci in balia della tempesta”

(di Stefania Careddu) – Il colonnato del Bernini come un grande abbraccio, mentre Papa Francesco, in un silenzio surreale, benedice i quattro angoli del mondo. La pioggia – quasi un pianto inconsolabile – scende su una piazza san Pietro completamente vuota, eppure mai tanto palpitante. Lì, infatti, venerdì 27 marzo, si concentrano gli sguardi di un’umanità paragonabile ai discepoli “impauriti e smarriti”, “presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”. Ai lati del sagrato, l’icona della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che liberò Roma dalla grande peste, che gronda dal costato il sangue dipinto e l’acqua vera. “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi”, dice il Papa che presiede un momento straordinario di preghiera per invocare la fine della pandemia, che si conclude con la Benedizione “Urbi et Orbi” e la concessione dell’indulgenza plenaria. “Ci siamo resi conto – osserva – di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti», così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”. “Nessuno si salva da solo”, ribadisce il pontefice. Del resto, spiega Bergoglio, “l’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza”. “Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca”, è l’invito del Papa che assicura che “come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio”. Perché, aggiunge, “questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai”. “Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale”, afferma ancora il pontefice evidenziando che “abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore”. Ecco allora che “in mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi”.  Bisogna dunque “abbracciare la sua croce” e questo significa “trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare”. Bisogna “abbracciare il Signore per abbracciare la speranza”. Il suono delle campane, che si mescola alle sirene delle ambulanze, squarcia il cielo plumbeo di una Roma deserta e muta. “Da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera – scandisce il pontefice – vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”.  “Signore, non lasciarci in balia della tempesta”, è l’invocazione del Papa. Invocazione che si fa grido di un’umanità spogliata delle sue certezze, inerme, disorientata. Invocazione che unisce il mondo e sale al Cielo.

Pubblicato da il 29 Marzo 2020. Archiviato in Attualità,Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.