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Pillole di storia 30. La Massoneria a La Maddalena, raccontata da Tomaso Panu

Pillole di storia 30. La Massoneria a La Maddalena, raccontata da Tomaso Panu.

Che la Massoneria, sin dalla seconda metà dell’Ottocento, sia stata di casa a La Maddalena, e soprattutto a Caprera, è risaputo, data la presenza di Garibaldi. Che i massoni nella prima metà del Novecento siano stati 600, così come riferito all’avvocato Canopoli da mons. Capula, sembra decisamente eccessivo. Che la Massoneria sia stata significativamente presente a La Maddalena per buona parte del secolo scorso è un dato di fatto, avvalorato dal prof. Tomaso Panu che il 9 novembre scorso, nel salone consiliare, sull’argomento ha tenuto una conferenza. L’occasione è stata data dall’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ute, della quale è rettore appunto l’avvocato Gavino Canopoli. Una volta la Massoneria era caratterizzata dalla segretezza e dal misero sui suoi membri, ha ricordato Panu, oggi Logge e nomi dei componenti si leggono su internet, segno indubbio del cambiamento dei tempi. Il pubblico presente era numeroso (non solo composto da studenti dell’Università della Terza Età), compreso il notaio Emilio Acciaro, maestro venerabile della locale loggia. Il prof. Panu dopo averne tracciato origine e storia si è soffermato sull’attività della Massoneria in Gallura, specialmente a Tempio e a La Maddalena, particolarmente prendendo in considerazione il periodo tra la fine dell’Ottocento e i primi trent’anni del Novecento, in riferimento anche al potere politico che esercitò nei Comuni. La Loggia intitolata a Giuseppe Garibaldi di rito scozzese antico e accettato, affiliata al Grande Oriente d’Italia, è stata costituita nel 1893, ha ricordato Panu, alla presenza di Menotti Garibaldi, e da allora ha partecipato ed anche organizzato i vari pellegrinaggi a Caprera per il 2 giugno. Ai primi del secolo scorso i massoni erano circa 120, una settantina dei quali continentali e 50 sardi, “tra questi se ne contavano 17 nati a La Maddalena, 5 a Santa Teresa, 6 a Sassari, 5 a Tempio. Una ventina di altri maddalenini provenivano da altre logge. Per quanto riguarda i mestieri, ad esempio 4 iscritti erano ufficiali, 13 sottufficiali, 8 macchinisti, 3 meccanici, 10 commercianti, 9 negozianti, 7 medici, 4 maestri, 1 professore”. Il primo maestro venerabile della loggia, dal 1893 al 1897 fu Luigi Alibertini che fu anche sindaco (il quale il 2 giugno 1897 organizzò il primo pellegrinaggio nazionale alla tomba di Garibaldi). Dal 1902 fu maestro Antonio Berretta, nel 1904 Egidio Stefani. Nel 1907 fu di nuovo capo della loggia Antonio Berretta. Dal 1908 al 1911, ha proseguito Panu, fu maestro venerabile il sottufficiale della Regia Marina Enrico Ragusa, nato ad Alghero. Dal 1913 al 1918 fu capo della locale Massoneria Giovanni Maria Bajardo, titolare di una tipografia e cartoleria. Dal 1918 il dentista di Bari Francesco Macina e poi negli anni successivi Lamberto Peiani, ancora Enrico Ragusa, Aurelio Alia e nel 1924 il nativo dell’Isola Domenico Bargone. “Fino alla Prima Guerra Mondiale in Gallura e a La Maddalena la Massoneria era fortemente anticlericale, cosa che le alienò molte simpatie”. Ed ilo prof. Panu ha ricordato, nel 1903, la ferma opposizione a Padre Manzella perché non celebrasse Messa nel rione di Moneta, nel corso della sua Missione al Popolo. Successivamente prevalse l’originario ideale, quello di voler svolgere un ruolo culturale, di trasformare la società attraverso la Scienza. Certo è che chi entrava nella Massoneria faceva parte di un gruppo solidale, ed anche per questo da alcuni venne vista come uno strumento per migliorare la propria posizione sociale. In Gallura, ha sottolineato il prof. Tomaso Panu, non vi appartennero in genere le classi nobili e più elevate ma la Massoneria si riempì di componenti ‘medie’ se non ‘basse’. E ciò si caratterizzò anche a La Maddalena, dove era esiguo il numero degli ufficiali (ruoli questi tra Ottocento e i primi decenni del Novecento riempiti in buona parte dai rampolli delle classi più elevate e nobili), mentre era nutrito il numero dei sottufficiali della Regia Marina e del Regio Esercito. Tornando ai presunti 600 massoni di ‘capuliana’ memoria, pare che facessero riferimento addirittura a tre logge. Una che si riuniva nel Palazzo Manini di via Principe Amedeo, una nel vicino Palazzo Mordini ed una nella tipografia Bajardo. Anche allora a La Maddalena, Massoneria compresa, prevaleva … lo spirito unitario. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 21 Dicembre 2012. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.