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Pillole di storia 41. 1793: E Napoleone ne buscò da preti e compaesani (IV puntata)

Stendardo di Domenico Millelire wPillole di storia 41. 1793: E Napoleone ne buscò da preti e compaesani (IV puntata)

I maddalenini abili alle armi furono inquadrati in milizie divise in 6 compagnie. Antichi racconti ricordano l’iniziativa del sacerdote Luca Demuro (poi viceparroco di La Maddalena) il quale, con i soldi affidatigli dai maddalenini avrebbe trattato, con i contrabbandieri di Aggius, l’acquisto delle armi indispensabili per la difesa. Si racconta anche che pochi giorni prima dell’assalto francese il parroco Giacomo Mossa avrebbe nascosto, in un terreno nei pressi della stessa chiesa, il modesto tesoro di Santa Maria Maddalena, composto da qualche pezzo d’argento e pochi soldi. La necessità di galvanizzare la popolazione attorno ad un simbolo forte che fosse ideologico e religioso insieme portò il governatore Riccio a chiedere che venisse dipinto uno stendardo da combattimento. L’allestimento del drappo si svolse in tutta fretta, probabilmente nella stessa chiesa parrocchiale. In esso venne raffigurata Santa Maria Maddalena, patrona dell’Arcipelago, ai piedi del Crocifisso, in atto di protezione sull’Isola. Ai lati una scritta recitava: “Per Dio e per il Re vincere o morire”. Su quello stendardo, fortemente rappresentativo della risolutezza che i difensori intendevano opporre all’invasore e delle profonde motivazioni che li animavano, si racconta che ci fu il solenne giuramento dei capi famiglia combattenti, verosimilmente al cospetto di don Giacomo Mossa, dal 1773 parroco di La Maddalena e regio cappellano della guarnigione militare. Il vessillo sventolò sul forte Sant’Andrea, strategicamente eretto alle spalle dell’abitato, per tutta la durata dell’assalto francese durante il quale lo stesso parroco Mossa, dopo aver sicuramente prestato la necessaria assistenza spirituale ai combattenti ed aver somministrato a chi lo richiedeva, i sacramenti, “assistette al combattimento incoraggiando i difensori”. Di ciò è testimonianza una lettera del viceré Balbiano alla Corte di Torino nella quale, per l’ inaspettata resistenza opposta agli invasori, si raccomandavano “le sovrani grazie” per gli equipaggi delle navi, per i maddalenini e, appunto, per “il vecchio cappellano Mossa”. La conferma della matrice anti religiosa della spedizione franco-corsa, naturalmente ricordata e rimarcata dal clero presente  nell’isola,  non poté non essere confermata dalle bombe lanciate contro la chiesa parrocchiale, la stessa chiesa dove pochi giorni prima era stato stretto il patto sacro di difesa. Ad incoraggiare ulteriormente i difensori di La Maddalena, militari e civili, galvanizzandoli sia sull’efficacia della resistenza sia sulle “protezioni celesti” contribuì probabilmente l’episodio della bomba che, sfondato il tetto della chiesa, rotolò senza esplodere ai piedi dell’altare. Successivamente si appurò che la bomba (lanciata da Santo  Stefano, pare dallo stesso Napoleone Bonaparte che, come noto, partecipava all’impresa), era scarica. Sul momento, tuttavia, si dovette gridare al miracolo, alla benefica intercessione della Santa Patrona e, in quel momento sicuramente, né il parroco Mossa né i comandanti militari si vollero preoccupare di ridimensionare l’accaduto…! 

(4– continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 30 Maggio 2013. Archiviato in Storia. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.