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Rievocati i licenziamenti all’Arsenale di La Maddalena: pergamena a chi non si piegò

convegno-licenziamenti-arsenaleParlare di licenziamenti dell’Arsenale alla Maddalena significa sempre riaprire una pagina dolorosa, rievocare fatti che a distanza di oltre sessant’anni suscitano ancora emozioni forti e spesso sfociano in affermazioni dure. Significa riaprire ferite mani rimarginate, in coloro che le vissero sulla loro pelle e nei familiari che sono cresciuti nella loro continua rievocazione. Perché quei licenziamenti lasciarono segni profondi nella vita delle persone, la cambiarono totalmente, e non solo perché molti di loro dovettero emigrare altrove, in cerca di lavoro, per non tornare più.

Furono 16 i licenziati dall’Arsenale Militare nel 1952, furono 11 nel 1956 e 2 nel 1957, per un totale di 29 persone. Di questi licenziati 15 di loro non vennero mai più riassunti. Per farlo avrebbero dovuto rinunciare alle loro idee e alle loro tessere, è stato ricordato nel recente convegno organizzato dalla Cgil Gallura, nel corso del quale sono state consegnate le pergamene di riconoscimento, firmate dalla leader nazionale Susanna Camusso. La manifestazione, coordinata da Lorenzo Porcheddu ha visto la presenza della segretaria nazionale Gianna Fracassi, del segretario della Fondazione Di Vittorio Carlo Ghezzi, della segretaria generale della Gallura Luisa Di Lorenzo.

La ricostruzione storica degli avvenimenti che ebbero luogo alla Maddalena è stata affidata al giornalista e scrittore Tore Abate (che col compianto Franco Nardini ha scritto sull’argomento un libro) mentre l’inquadramento politico-sindacale con i riferimenti locali e nazionali, anche in relazione alla situazione attuale, è stata fatta dagli altri intervenuti.

Gli avvenimenti di cui si è parlato ebbero come scenario gli anni difficili e complessi della Guerra Fredda, che interessò il comparto della Difesa di tutta Italia compresa la Base Militare di La Maddalena, all’epoca con un migliaio di dipendenti civili.

I licenziamenti (tecnicamente furono non riassunzioni), è stato detto, furono eseguiti in base a vere e proprie “liste di proscrizione” di lavoratori di sinistra o comunque non allineati alle posizioni governative filoamericane. E dagli interventi è riemersa, da parte di alcuni, l’attribuzione di responsabilità nei confronti dell’allora parroco Salvatore Capula come la mancata presa di posizione da parte degli amministratori comunali democristiani dell’epoca.

I licenziati e mai più riassunti, “coloro che non si piegarono”, ai quali è stata conferita la citata pergamena furono: Augusto Morelli, Antonio Virgona, Mario Filinesi, Pietro Del Giudice, Francesco Secchi, Elio Amato, Umberto Acciaro, Egidio Cossu, Sestilio Porcu, Enzo Pinna, Luigi Frettard, Pietro Balzano, Tore Brundu, Domenico Cuneo, Virgilio Licheri.

A loro ci sono da aggiungere Giuseppe Coppadonna e Antonio Serra, senza discendenti il primo e con discendenti non noti agli organizzatori il secondo. E c’è da aggiungere anche Sergio Bruschi, che, ha ricordato uno degli organizzatori, Antonello Tedde, non resse alla situazione e, nonostante il sostegno anche morale degli amici Filinesi e Licheri, licenziati come lui e con lui emigrati a Genova, giunse alla tragica decisione di togliersi la vita.

Claudio Ronchi – claudioronchi@tiscali.it

Pubblicato da il 12 Dicembre 2016. Archiviato in Attualità,Cultura. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.