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Santa Teresa Gallura. Una passerella per rendere fruibile a tutti le cave romane

È stato presentato nei giorni scorsi al teatro Nelson Mandela presente l’assessore al Turismo Stefania Taras, il progetto per la valorizzazione e la maggiore fruibilità, anche per i disabili, del sito archeologico delle cave di granito romane di Capo Testa, redatto dagli alunni dell’Istituto per Geometri e Ragionieri Falcone e Borsellino di Palau, frequentato oltre che da giovani del comune dell’Orso anche da teresini, arzachenesi e maddalenini. Lo stesso progetto (che ha avuto un contributo del comune teresino, tramite una convenzione a suo tempo stipulata con l’Istituto di Palau), è stato presentato successivamente presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare di La Maddalena nell’ambito di un evento organizzato dall’UTE. L’argomento è stato introdotto dalla professoressa Lina Crobu e poi esposto dagli stessi studenti. Il progetto, è giusto ricordarlo, ha vinto il primo premio del concorso nazionale indetto dalla MIBACT dalla SIFET (Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia) e dal Consiglio Nazionale dei Geometri. I ragazzi dell’Istituto di Palau hanno elaborato il progetto di una passerella in legno, lunga 390 m, larga 1 m e mezzo, che attraversa in buona parte terreni demaniali e in minima terreni privati inseriti in un’area SIC. Il costo di realizzazione s’aggira intorno ai € 300.000. Preliminare al progetto elaborato c’è stata la mappatura del sito, lo studio topografico, botanico, geologico oltre che archeologico. Le cave romane di Capo Testa risalgono a un periodo che va dal primo secolo a.C. al quarto secolo d.C. (dall’età repubblicana l’età imperiale), arco di tempo nel corso del quale, sebbene non in maniera continuativa, il granito della Gallura estratto e lavorato in loco veniva caricato sulle navi romane, attraversava il Tirreno, giungeva al porto di Ostia e poi risaliva il Tevere (allora navigabile) fino alla periferia di Roma dove poi veniva sbarcato e utilizzato per la pavimentazione di strade, edifici pubblici, abitazioni private. L’attività estrattiva -faticosissima – vedeva soprattutto impiegati scalpellini e manovalanza della Gallura e della Corsica oltre che gli schiavi. Soddisfatto il preside Stefano Palmas che ha sottolineato come “il lavoro svolto dai propri studenti è la dimostrazione del fatto che la scuola è ancora viva. Opportunamente stimolati dai docenti sono riusciti a completare un lavoro complesso e articolato”. Claudio Ronchi

Pubblicato da il 23 Marzo 2017. Archiviato in Brevi. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.