,

Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Sbirrizzendi pe l’Isula’, il “monumento” di Antonio Conti

locandina Sbirizzendi‘Sbirrizzendi pe l’Isula’, “è una ‘summa’ del dialetto maddalenino”, ha affermato del lavoro di Antonio Conti (Tonino) il prof. Fiorenzo Toso, ligure, docente di Linguistica e Dialettologia all’Università di Sassari, “il libro che tutti i maddalenini dovrebbero avere sul comodino!”. Mi sono avvicinato al maddalenino qualche anno fa, “incuriosito prevalentemente dalla componente ligure, che, dal punto di vista lessicale, è molto forte. Qui è confluito un lessico proveniente dalla Corsica, dalla Sardegna, dalla Liguria appunto, da Occidente, da Oriente. Naturalmente, la base corsa, fortissima, fa del maddalenino, prevalentemente, un dialetto corso. Gli apporti provenienti da tutte le varie componenti demografiche che hanno arricchito nel tempo la popolazione di La Maddalena, rinnovandola, hanno lasciato però qualcosa di estremo interesse. Ed è interessante constatare come, su questo ‘scoglio’, tutto si sia amalgamato, fino a creare una lingua nuova. Perché il maddalenino è una lingua nuova! È vero che è un dialetto corso ma lo è molto ‘sui generis’, e”, ha affermato il prof. Toso che ha aggiunto, “vorrei azzardarmi a definirlo, una quintessenza dei dialetti del Mediterraneo occidentale”. Sbirrizzendi pe l’Isula, ha proseguito il linguista ligure “è un elenco commentato del lessico maddalenino. Dove il commento va molto oltre il dare significato alle parole; devo dire, con una competenza e una preparazione, che possono lasciare stupito lo studioso, l’accademico”. Elogi particolari, dal docente universitario, sono stati rivolti ad Antonio Conti. “Qui c’è una signora bibliografia! Conti è andato a leggersi tanta linguistica, proprio tanta, e la bibliografia che cita è quella che potrei citare io, accademico. Conti è una persona di estremo rigore. Sul sardo, ha proseguito Toso, c’è un dizionario di Wagner, il dizionario etimologico sardo, lavoro di anni e anni di ricerca fatto da questo studioso tedesco, che ha ricostruito l’etimologia di gran parte se non tutto il lessico sardo, il lessico di una intera Regione. “Ebbene, il lavoro di Conti, rapportato alla Maddalena, gli può stare benissimo accanto, considerando che gli orizzonti che si aprono col maddalenino vanno anche forse un po’oltre alla dimensione che è tipica del sardo, dialetto o lingua di un mondo chiuso e splendidamente arcaico. L’idea della Sardegna linguistica è quella di un mondo chiuso in se stesso, impermeabile alle innovazioni, conservatore del latino puro. Una varietà come il maddalenino è, invece, aperta, dinamica, una varietà che, probabilmente, se avessimo delle fonti ottocentesche o precedenti, ci accorgeremo che era un dialetto completamente diverso da quello attuale”. Quanto ha inciso, ad esempio, si è domandato Fiorenzo Toxo, “il ripopolamento costante che La Maddalena ha avuto tra la fine dell’Ottocento e il Novecento? Quanto è cambiato questo dialetto? Questo probabilmente non lo sapremo mai! Non abbiamo attestazioni scritte… Ma se confrontiamo il genovese arcaico parlato a Bonifacio, che si interferisce col corso e che dà vita al maddalenino, vediamo che nel suo prosieguo, alla fine il maddalenino finisce per diventare una cosa completamente diversa”. Proprio in questo caso, questo del maddalenino, “abbiamo proprio l’idea di una lingua che cammina tantissimo, una lingua fortemente evoluta, nel senso che ha subito continue modifiche. Questa è un po’ la bellezza della dialettologia rispetto la linguistica. Pensate voi al fatto che, quando leggiamo Dante, noi siamo in grado di leggerlo; possiamo avere qualche difficoltà a capire qualche parola ma Dante, per noi è perfettamente leggibile… Questo vuol dire che l’italiano si è poco modificato nel tempo, che è una lingua stabile, tende a essere una lingua piuttosto conservatrice. Una varietà dialettale invece è, per definizione, una lingua che cammina, che si arricchisce tantissimo di elementi che provengono da tutte le parti. E, nel caso del maddalenino, ne abbiamo la rappresentazione più schietta”. Nel concludere il proprio intervento Fiorenzo Toso ha affermato ancora che il libro di Antonio Conti, è stato scritto non solo “con sapere scientifico ma anche col piacere del raccontare. È un libro che si legge molto bene, con grande godimento. E se si legge bene, significa anche che è scritto bene. Chi l’ha scritto deve essercisi divertito tantissimo. Io non so dei godimenti intellettuali del signor Conti ma io, a scrivere un libro così, mi ci sarei proprio sbellicato! C’è proprio il gusto di raccontare…”. (2 – continua) Claudio Ronchi –

Riproduzione Riservata

Pubblicato da il 22 Settembre 2014. Archiviato in Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.