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Sbirrizzendi pe l’Isula’, il “monumento” di Antonio Conti

Tusceri Conti Toso“Sbirrizzendi pe l’Isula. Appunti di etnologia e dialettologia isolana”. È questa l’ultima fatica di Antonio (Tonino) Conti, edita da Paolo Sorba, la cui presentazione ha avuto luogo qualche settima fa, nel Salone Consiliare di La Maddalena, di fronte ad un pubblico non solo folto ma anche affettivamente legato ad un uomo fortemente stimato, una delle più belle e importanti personalità che nella storia le isole dell’Arcipelago abbiano generato. E le parole espresse da due importanti studiosi, uno locale e l’altro ligure, che riporteremo ampiamente, lo dimostrano. I lavori sono stati aperti dallo stesso editore, al quale è seguito l’intervento dell’assessore alla Cultura Gianvincenzo Belli, del presidente del Parco Giuseppe Bonanno (Parco che ha contribuito alla pubblicazione), dello scrittore, poeta, storico e giornalista maddalenino Giancarlo Tusceri e di Fiorenzo Toso, ligure, docente presso l’Università di Sassari. “Libri come questo”, ha affermato Tusceri, “nascono perché è esistita, a monte, una cultura, una parlata, un piccolo mondo antico fatto di carruggji, di pogghj, di molu, di piazzi dell’Urmi, di magnapurpi, che ognuno di noi sta cercando di tenere in vita con espedienti vari, soprattutto per una ragione d’identità”. Perché questo disegno possa realizzarsi nel migliore dei modi, è però necessario raccogliere una mole imponente di dati. “Chi cura la scienza della comunicazione ci indica una sorta di ‘emittente’ con cui ogni comunità, come per esempio quella isolana dei primissimi anni del Novecento, o di fine Ottocento o magari pure più antica, lancia segnali, con i suoi modi di dire, con le sue espressioni, con i suoi termini ormai non più in circolazione. Occorre allora una buona ‘stazione ricevente’ in grado di captare, mondare, e selezionare quei segnali. Antonio Conti si pone, e non da oggi, in questa nostra comunità”, ha proseguito Tusceri, “come la ‘migliore stazione ricevente’, con la sua cultura storico-letteraria, con la sua capacità di decodificare i segnali e di mostrarceli. La decodificazione, vale a dire ‘la traduzione’ di certi segnali, avviene in base a regole che non sono mai state scritte, ma sono state di uso corrente in altri tempi, e sia pure con difficoltà, sono state tenute in vita dal nostro studioso come, un tempo, il fuoco delle vestali, come lo spirito di una certa cultura”. ‘Sbirrizzendi pe l’Isula’, titolo “accattivante” che significa ‘Scorrazzando per l’Isola, è il libro di cui gli studiosi isolani o comunque interessati all’isulanu, sentivano da tempo “un urgente bisogno”, ha affermato Giancarlo Tusceri. “Questo libro sarà la nostra piccola Bibbia da tenere sul comodino, da consultare quando i nostri ricordi, riferiti alla nostra parlata, diventeranno più flebili e avremo bisogno di verificarne la reale portata. Nasce come un libro leggero, quasi col sorriso sulle labbra, ma di leggero, in effetti, nella sostanza non vi è molto, perché ogni termine riportato in questo libro costituisce un tassello fondamentale di una costruzione archeologico-linguistica curata con la passione dello studioso metodico e raffinato”. Tusceri ha ricordato che alcuni dei suoi lavori sono stati rivisti graficamente, come per la correttezza e l’autenticità dei termini più antichi, proprio da Antonio Conti. “Se altri che hanno pubblicato in ‘isulanu’, avessero fatto la stessa cosa, oggi avremo dei documenti omogenei da trasmettere a chi verrà dopo di noi, e non un ventaglio di proposte disorientanti e disarmanti per gli studiosi futuri”. Già dalla seconda metà degli anni Cinquanta, ha ricordato Tusceri, sono venute fiorendo iniziative spontanee, a vari livelli: “Le poesie di Rassu, di Piras, di Boccone, D’Oriano, Del Monaco, Leoni, Battaglia, Acciaro, Tusceri; commedie pure di Boccone, del sottoscritto, di Giorgio Acciaro, di Antonio Frau. Sono stati editati alcuni dizionari, di de Martino, di Pusole, uno di chi vi parla è depositato in bozze, fin dagli anni 80, all’Università di Corte, in Corsica, redatto con l’importante collaborazione della compianta professoressa Ornella Destasio”. Il risultato però è che “chi legge i testi dei vari autori, o assiste alle nostre commedie, o si accosta a pagine di facebook, curate proprio per tenere in vita l’isulanu, avverte diversità significative e a volte aberranti della parlata isulana”. Mancava fino ad oggi “uno strumento ragionato e documentato di riferimento, certo e obiettivo. Ora i nostri lavori possono uniformarsi alle indicazioni contenute in questo libro. Se noi le seguiremo e se Antonio Conti accetterà di sobbarcarsi il lavoraccio di rivedere e uniformare tutti i nostri lavori, automaticamente si proporrà anche come ‘stazione trasmittente’ per le generazioni future. E noi con lui”. (1 – continua) Claudio Ronchi

Pubblicato da il 20 Settembre 2014. Archiviato in Cultura,News. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.