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Tra pochi giorni a La Maddalena sarà ospite una famiglia di profughi

“È una famiglia siro-palestinese, di religione musulmana, composta di cinque persone, madre e quattro figli, una di 10 anni, uno di 14, uno di 17 e uno di 19. Sono scappati da Damasco a causa della guerra e sono stati accolti in un campo profughi in Libano. Fanno parte di un gruppo di profughi, che periodicamente, con i così detti ‘corridoi umanitari’, vengono accompagnati in Italia per opera della Comunità di Sant’Egidio”. Lo ha scritto sull’ultimo Bollettino Interparrocchiale di La Maddalena il vicario urbano e parroco di Santa Maria Maddalena don Domenico Degortes. Giungeranno a Roma il 24 febbraio e successivamente alla Maddalena “Verrà ospitata in una casa della parrocchia, fino a qualche mese fa utilizzata dall’ associazione Il Delfino e dal C.A.V. Molti hanno partecipato a preparare la casa. Non c’era cucina e allora tanti volontari hanno collaborato, chi a creare la cucina, chi a predisporre gli impianti, chi a donare il letto, chi il frigo, chi la lavatrice, chi il divano, chi le coperte e le lenzuola, chi i piatti e le stoviglie, insomma una bella gara di solidarietà”. Don Degortes a lui risposto a molte obiezioni mosse a questa iniziativa cristiano-solidale. “Qualcuno potrebbe dire: perché non si aiutano prima i nostri poveri, disoccupati, senza casa, invece di aiutare questi che vengono da fuori? La risposta è semplice”, ha scritto il parroco. “I nostri poveri, possono comunque avere degli aiuti, per esempio dai parenti, dal Comune con i servizi sociali, lavori socialmente utili, Protezione civile, pronto intervento, palazzo Scala di Ferro, aiuti dalla Chiesa con la Caritas, col Volontariato, con le Case di accoglienza per i senza tetto quella di Suor Nicoli per gli uomini e quella di San Francesco per le donne, possono usufruire di una assistenza sanitaria. I profughi invece non hanno tutto questo, sono soli, non conoscono neppure la lingua per spiegarsi. Sono come quando si corre in pronto soccorso, quelli contrassegnati col bollino rosso, cioè i più gravi, hanno la precedenza su tutti gli altri”.

Pubblicato da il 20 Febbraio 2017. Archiviato in Attualità. Segui tutte le risposte a questo articolo tramite il link a RSS 2.0.